Considerazioni paesaggistiche sui parchi minerari

Riteniamo importante ritornare sul questione paesaggistica inerente la copertura dei parchi minerari. Come già precedentemente scritto sia sulle Osservazioni presentate in occasione all’AIA che nell’appello  inviato ai Presidenti Mattarella, Gentiloni ed Emiliano, le incertezze e le incognite sul progetto presentato e relativo alla copertura dei parchi minerari, sono tante. Nei precedenti interventi abbiamo proposto  delle soluzioni alternative facendo riferimento alla copertura del parco carbone della centrale di Cerano e agli impianti realizzati in Corea. Ora però ci chiediamo se il progetto di copertura presentato è stato sottoposto ad una parere preventivo paesaggistico considerato l’impatto che l’opera ha sull’intero territorio tarantino. I parchi minerari insistono  su un’area di ca 70 ettari. La struttura di progetto ha un ingombro di ca  700  x 520 mt alta 80mt, quanto un palazzo di 25 piani.  Ci chiediamo, a prescindere delle valutazioni già da noi fatte sulla validità della soluzione tecnica al problema della polveri, se sono stati valutati gli impatti, specie quello visivo, che la nuova struttura potrebbe determinare sul contesto circostante e in particolare sul paesaggio urbano e territoriale. Dal punto di vista della pianificazione paesaggistica ci  troviamo nell’ambito dell’ARCO IONICO del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR approvato dalla Regione Puglia il16/02/2015) e nella struttura antropica e culturale del paesaggio costiero. Nell’introduzione delle criticità del territorio tarantino, il  PPTR recita: “Le criticità maggiori presenti in questo tratto costiero sono evidentemente legate alla presenza della attività industriali… Taranto è oggi una città sofferente: inquinamento dell’aria, del suolo e delle acqua, distruzione dell’ambiente naturale, completa negazione di un’identità urbana diversa da quella industriale. Negli anni Sessanta, il centro siderurgico Italsider fu realizzato a ridosso della città…(cfr PPTR sez A3.5-Il Paesaggio Costiero).
Ci chiediamo, dunque, se il progetto della copertura dei parchi minerari, soddisfa gli obiettivi di qualità del PPTR in particolare quelli che riguardano i valori della visibilità: “Salvaguardare il belvedere e le visuali panoramiche; riqualificare  e valorizzare le relazioni visuali nel territorio attraverso la riduzione e mitigazione degli impatti e delle trasformazioni in genere”, valori che non possono considerarsi di minore rilevanza solo perché apparentemente assorbiti da quelli più generali di cui è portatore l’insediamento industriale.
Tra l’altro si deve considerare  che l’area di intervento è posta in prossimità di luoghi che il PPTR classifica come “Componente culturale ed insediativa-Testimonianza della stratificazione insediativa e sito interessato da beni storico-culturali”: ci riferiamo specificatamente all’acquedotto del Triglio lungo la S.P.48 “Taranto-Statte” la cui area di rispetto interessa direttamente, sebbene in maniera marginale, il perimetro dei parchi minerari stessi.
Più in generale, poi, non può sottacersi che la scelta progettuale prescelta, per quanto si immagina efficace dal punto di vista meramente funzionale, appare incanalarsi più in una direzione metodologica di “sfruttamento” del paesaggio (qui inteso secondo le sue molteplicità costitutive ed identitarie) che di coerente e qualificata “interrelazione”, dialetticamente finalizzata (chissà forse, tra le prime volte nel territorio tarantino) a porre rimedio non soltanto alla ennesima emergenza immediata, ma a tracciare un percorso (ci sia augura “virtuoso” e “strategico”) che sappia interpretare le necessità complessive di un territorio anche a medio‑lungo termine.
Siamo preoccupati perché non avvenga che, mossi da pur incontrovertibili esigenze di salute, alla equazione “polveri= tumori” se ne aggiungano altre quali: “bruttezza=depressione” o “sfregio del territorio=perdità di identità”.
Immaginando quindi che la vicenda dei parchi minerari possa divenire un primo episodio grazie al quale sperimentare approcci nuovi e valoriali al paesaggio (a maggior ragione ove esso risulti già intimamente e radicalmente ferito) si chiede formalmente agli Enti preposti al governo e alla tutela del territorio di attivare, nel più breve tempo possibile, tutte le procedure previste dalla vigente legislazione affinchè si possa giungere alla definizione conclusiva di una proposta coerente e, per quanto più possibile, condivisa, in grado di non rappresentare un ulteriore ferita al “Luogo” ed episodio irreversibile di manomissione, sfregio e umiliazione dell’ambiente naturale ed antropico.
Si allega tavola PPTR
                                                                                                                                                              Pino Bongiovanni