La Masseria Solito di via Plateja a Taranto

BREVI CONSIDERAZIONI SULLA DEMOLIZIONE DELLA MASSERIA SOLITO
In un territorio in cui è raro vedere demolire qualcosa,  è abbastanza singolare e strano che si giunga alla demolizione della masseria Solito con una Dichiarazione di Inizio Attività. Se non ci fosse stato l’intervento meritorio di qualche cittadino che ha posto il problema sulla assurdità di tale operazione la masseria già sarebbe stata distrutta dalle ruspe.
Qualcuno potrebbe dire, ma a cosa serve un rudere in piena città, in piena via Plateja?  Non è meglio costruire una bella palazzina?
D’altronde nell’era della “politica del fare” non bisogna perdersi  , direbbe il principe De Curtis, in quisquiglie.
Il profitto e l’iniziativa privata come unici valori di una società e di una città che in questi giorni si ritrova  unicamente nei riti della Settimana Santa. Il resto è affidato ai sognatori, agli idealisti.
Penso che sia comunque utile, prima di demolire, ricordare cosa rappresenta la Masseria Solito e cosa rappresenta via Plateja.  I ragazzi della scuola elementare Cesare Giulio Viola,  recentemente grazie all’attività di alcune maestre, lo  hanno ricordato e studiato in una materia nuova che si chiama CITTADINANZA.  Luigi Viola, archeologo, fondatore del Museo tarantino, aveva comprato la masseria in questa zona, mosso dal suo interesse di studioso. Il figlio Cesare Giulio Viola racconta su Pater che il padre aveva acquistato il suo podere non attratto da progetti di raccolta, ma perché opinava che lì sul limite dell’antica via Plateja, si celasse una ricca zona archeologica e che il sottosuolo, fatto di sepolcri, promettesse ritrovamenti preziosi.
In questi anni quante volte abbiamo fatto riflessioni sul tipo di sviluppo urbanistico della nostra città, più di una statistica ha confermato un eccesso di cementificazione del territorio. Più di una volta abbiamo riconosciuto la nostra incapacità a tutelare i beni storici a rispettare il paesaggio. Abbiamo gridato la nostra necessità e il nostro diritto a vivere in un ambiente sano libero da “inquinamenti”.
E allora mi domando, perché continuare in questa folle distruzione!
Lo chiedo all’Amministrazione Comunale, all’architetto che ha firmato il progetto di demolizione, al proprietario, alla Sovraintendenza dei Beni Archeologici che non ritiene la Masseria un bene da tutelare (almeno da quello che si è appreso dai giornali). Mi chiedo se la memoria collettiva non abbia nessun valore.
Luigi Viola lo aveva già immaginato perché forse ci conosceva bene. Sempre su Pater si legge “Mio padre immaginò che la nostra terra avrebbe subito raggruppato…, un nuovo quartiere: sarebbero nate… nuove case, si sarebbero aperte le strade… Solito si muta in una vasta zona edificatoria. Oltre tutto è un affare”.
29 marzo 2010                                                Pino  Bongiovanni

Esprimo il mio sostegno alla sezione di Taranto di Italia Nostra  che in questi giorni ha levato la sua  voce anche in favore del recupero della Masseria Solito in via Plateja, che rischia di essere demolita. Troppo spesso in questa città è stato calpestato quanto, tangibilmente o meno, rimanga a documento o memoria della sua storia.

31 marzo 2010                                                      Prof. Franco  Blandino