ASSOCIAZIONE IMPATTO ZERO ONLUS

 

ASSOCIAZIONE ITALIA NOSTRA SEZ DI TARANTO ONLUS

 

Taranto 6 novembre 2013

 

Oggetto: OSSERVAZIONI SUL piano ambientale DI Ilva TARANTO

 

 

CONSIDERAZIONI PRELIMINARI

Consapevoli dell'evidente sproporzione tra il "peso" di Parlamento e Governo uniti e quello di una piccola associazione ambientalista, esprimiamo comunque il nostro totale dissenso dalla legge n. 89 del 3 agosto 2013 che ha convertito il d.l. n. 61 del 4.6.2013. Essa ha di fatto estromesso dal procedimento tecnico-amministrativo per la riduzione dell'inquinamento di origine industriale di Ilva Taranto tutte le strutture istituzionali centrali, regionali e locali; ha eliminato la figura del vero Garante dell'osservanza delle prescrizioni nei confronti dei cittadini da decenni vittime di ogni tipo di vessazione; ha riproposto il vecchio schema popolare di chi "se la suona e se la canta". Ci riferiamo proprio al Ministro dell'ambiente al quale la legge attribuisce il potere di approvare il "Piano di tutela ambientale e sanitaria" la cui redazione è affidata a tre "esperti" nominati dallo stesso Ministro. Con tale nomina egli ha esautorato i tecnici dei Ministeri, degli Istituti, delle Agenzie, degli Enti Locali ed altri in modo da poter approvare indistrurbato un piano estremamente importante. Ma in quale Paese democratico specifici provvedimenti tecnico-amministrativi sono emanati dall'organo politico, senza “tutela tecnica istituzionale ”? Si ripete così lo scandalo già avvenuto con le Autorizzazioni Integrate Ambientali firmate dai precedenti Ministri Prestigiacomo e Clini.

Rileviamo inoltre che nella già citata legge 89/2013 c'è una gran confusione riguardo a Piano di tutela ambientale e sanitaria e Piano industriale. Il piano di tutela ambientale e sanitaria va approvato solo dal Ministro dell'ambiente, all’insaputa del Ministro della salute e di quello dello sviluppo economico, dopo che i soli tre esperti hanno valutato le osservazioni pervenute. Il piano industriale invece, predisposto dal Commissario tenendo conto del Piano di tutela, va approvato solo dal Ministro dello Sviluppo Economico. In quel gran papocchio di norme, e segnatamente nei commi da 5 a 7, il piano di tutela non viene "comunicato" alla proprietà, mentre il piano industriale si, con tempistica incredibile e senza aver potuto “conoscere” prima il piano di tutela. Follie della politica e della burocrazia italiane.

Siamo infine increduli di fronte al fatto che vengano elaborati il piano di tutela e quello industriale senza tenere conto delle prescrizioni relative al comparto delle acque (segnatamente prelievo e scarico a mare), del suolo, della falda, delle bonifiche. A un anno dalla approvazione della 1^ fase dell'AIA, non sono state ancora stabilite le prescrizioni della 2^ fase..

Insistiamo a denunciare queste assurdità perché ci ribelliamo alla profezia di Franz Fischer "I potenti ci lasciano abbaiare finchè, sfiancati dallo sforzo, non avremo più la forza di mordere".

Per quella fiammella di speranza che alimentiamo comunque, formuliamo di seguito le nostre OSSERVAZIONI ripercorrendo la “Proposta di piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria" del Comitato di tre esperti, in relazione allo stabilimento ILVA di Taranto.

 

 

SINTESI DEL PIANO

 

Significato e Metodologia

Pur riconoscendo lo sforzo fatto dai tre esperti per inquadrare in poco tempo una realtà industriale immensa e complessa quale è quella dell'Ilva di Taranto, rileviamo che la "fattibilità tecnica e l'operatività dello stabilimento" prevalgono, come ai tempi dei Riva, su ogni altra considerazione, con il solo indeterminato, se non proprio utopistico, auspicio di "idoneo approfondimento in termini di ricerca industriale applicata ed importante sforzo di investimento". L'assioma di base dovrebbe essere invece "trova o inventa la soluzione tecnica efficace per annullare il danno sanitario che i tuoi impianti provocano, perché se non la trovi resti fermo".

 

Impatti considerati

Formuleremo in progress puntuali osservazioni su specifici impatti

 

Misure di tutela sanitaria e compatibilità produttiva

Sembra che gli esperti, al contrario di ARPA Puglia, ritengano che i dati attualmente disponibili non siano sufficienti per "la rimodulazione costante delle priorità di azione e per l’adeguamento ai bisogni di salute della popolazione tarantina". Di contro, la reale situazione della cittadinanza e dei lavoratori di Taranto, destinata a peggiorare, necessita di interventi immediati per adeguare le strutture sanitarie, senza aspettare altri "dati sul carico espositivo degli inquinanti nei lavoratori e nella popolazione generale".

 

Sicurezza ambientale ed industriale

Sembra che gli esperti non si siano informati sulla reale situazione dello stabilimento relativamente ai problemi dei certificati prevenzione incendi, analisi dei rischi di incidenti rilevanti, piani di emergenza interna ed esterna, oggetto di recenti incontri in Prefettura, dove sono state evidenziate annose e gravi inosservanze da parte dell’azienda.

 

Sistema di gestione ambientale

Gli esperti non hanno rilevato l'enorme anomalia in merito al Sistema di gestione ambientale: nella 1^ e nella 2^ AIA la durata dell'autorizzazione è stata fissata in 6 anni invece di 5 perché l'azienda ha presentato un Sistema di Gestione Ambientale certificato; noi abbiamo stigmatizzato l’ingiusta regalia fatta all’azienda perché il sistema "copriva" lo stabilimento tranne l'area a caldo, cioè quella dove si produce la quasi totalità dell'inquinamento.

 

Comunicazione

Tutto è declinato a un futuro indeterminato, mentre è in atto il silenzio assoluto nei confronti della cittadinanza. Tutto ciò è conseguenza della soppressione della figura del Garante ed il trasferimento delle sue funzioni al commissario straordinario, silente oltre misura.

 

 

I - OGGETTO E FINALITA' DEL PIANO

 

1 - La vicenda Ilva

Il comitato di esperti a pag. 6 scrive che il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare provvede alla “approvazione del predetto Piano delle Misure e delle Attività e in seguito del Piano Industriale di conformazione delle attività produttive, che consente la continuazione dell'attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza di cui al comma 5. (art. 1, comma 6)”. Il successivo comma 7, però, stabilisce che il Piano industriale è approvato non dal Ministro dell’ambiente ma da quello dello sviluppo economico che, per inciso, nulla ha saputo del Piano di tutela, come il suo collega Ministro della salute. La procedura è lacunosa anche nei riguardi della “conoscenza” dei piani da parte della proprietà. Desta perplessità, ad esempio, il fatto che il Ministro, chiunque egli sia, approvi il piano industriale che la proprietà non ha neanche visto e che influenzerà lo stabilimento oltre i 36 mesi di commissariamento.

Qualcuno dovrebbe correggere le astrusità contenute nei commi da 5 a 7 della norma, cosa che i Senatori non hanno voluto fare per tempo, su nostra specifica segnalazione.

2 - Il Piano delle misure di tutela ambientale e sanitaria

Il comitato sottolinea la specificità del decreto legge che affianca alla tutela ambientale quella sanitaria. La verità è che il Ministero dell’ambiente, con la connivenza del Ministero della salute, ha volutamente impedito che nelle prescrizioni della prima AIA fosse contemplato il contenimento degli impatti sanitari, invano richiesto dal “pubblico interessato” alla luce di quanto stabilito nel D.Lgs. 152/2006, art. 4, comma 4, lettera b) “la valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita”.

Alla fine del paragrafo, il comitato scrive: “Da tutto l’esame così svolto è derivata una prima indicazione di Piano, che dovrà essere valutata da superiori organi decisori quanto ad efficacia, fattibilità, coerenza con gli indirizzi”. Chi sono questi “superiori organi decisori”? Cosa ne è della “terzietà” e autonomia degli esperti?

 

 

II – METODO DI LAVORO

 

1 – Approccio integrato

Il comitato sottolinea “fortemente il significato e la validità in prospettiva, per gli interventi strutturali ed operativi che verranno richiesti dall’Autorità Pubblica ed eseguiti dal Gestore”: sembra il classico fare i conti senza l’oste.

 

2 – Criteri per la definizione delle tempistiche

Si afferma che per la definizione delle tempistiche è stato “acquisito il punto di vista e le indicazioni

del Gestore sulla fattibilità temporale degli interventi e sulla possibile interferenza con le attività

produttive”. Chi è il Gestore? All’epoca dell’AIA era espressione della proprietà e quindi era responsabile del “futuro” dello stabilimento. In regime di commissariamento non è così: il commissario guarda solo ai suoi 36 mesi. Inoltre, appare ambiguo l’ “obbligo di Ilva di ottenere le autorizzazioni di legge”. L’obbligo è di Ilva, ma i tempi sono di altri.

Apprezzabile l’impegno a stabilire che, “fino alla completa ultimazione degli interventi strutturali sugli impianti che subiscono un arresto per l’adeguamento o la ricostruzione a seguito di prescrizione AIA, gli stessi non sono autorizzati a riprendere l’esercizio”.

 

3 – Misure ed azioni

Nell’elenco degli interventi mancano quelli relativi alle emissioni “fuggitive”: in letteratura tali emissioni vengono valutate intorno al 40% del totale.

Nelle differenti tipologie di azione manca ogni accenno alle discipline manutentive che hanno enorme influenza su efficienza, consumi, sicurezza, inquinamento, ecc.

Nei punti 1 e 2 si trattano solo le 94 prescrizioni AIA senza alcuna riserva per quelle della 2^ fase colpevolmente non ancora stabilite in ottemperanza alla legge..

Anche per i punti 3 – 7 mancano le conclusioni della commissione IPPC che doveva concludere il lavoro entro il 31.1.2013, poi spostato invano a maggio.

Nell’ultimo capoverso si fa riferimento a “considerazioni formulate dal Gruppo istruttore AIA”. Di che si tratta? Le uniche a noi note sono state recepite nell’AIA del riesame. C’è dell’altro?

 

 

III – LE MISURE E LE ATTIVITA’

 

1 – Limitazione dell’impatto atmosferico da fonti convogliate e/o diffuse

 

1.1 – Interventi strutturali

a) Movimentazione

Ø    I progetti definitivi della copertura dei parchi minerali e fossili sono previsti per dicembre 2013: saranno completi di progetto di bonifica e di protezione del terreno sottostante? Mancano le previsioni di realizzazione, forse perché per entrambi si prevede l’approvazione del Ministero nell’ambito della procedura di bonifica SIN, con i soliti tempi biblici.

Ø    Sugli scaricatori di banchina è prevista l’istallazione di nuove benne “ecologiche” la cui efficacia sarà verificata da ISPRA ed ARPA Puglia. Comunque deve essere vietato formare cumuli sui pontili, allo scoperto, pensando ad altra soluzione per le emergenze.

Ø    Per completare la copertura dei nastri trasportatori si arriva al 2016; e pensare che negli Atti di Intesa tra Ilva e Regione Puglia era data per eseguita in anni passati.

b) e c) Altiforni e cokerie

Ø    Vengono prospettate troppe variazioni, in particolare sulle batterie, per di più approvate dal gruppo istruttore IPPC che è solo un consulente del Ministero, mentre sulle prescrizioni dell’AIA dovrebbero avere voce in capitolo anche Regione, Enti Locali, ISPRA, ARPA, ecc.

Ø    Con le attuali 4 batterie in funzione risulta rispettata la prescrizione relativa ai limiti di emissione per il trattamento coke mentre sul dopo, con tutte le batterie in esercizio, è notte fonda. Nulla è dato di sapere sul fantomatico Parere Istruttorio Conclusivo della Commissione IPPC datato 11.6.2013.

Ø    Per l’obiettivo di meno di 20 mg/Nm3 si deve aspettare il 31.7.2016 per il solo progetto! Insomma, la cokeria del futuro è tutta un divenire inaccettabile, mentre la valutazione del danno sanitario fatta da ARPA Puglia impone decisioni strategiche immediate.

d)    Agglomerazione

Ø Siamo ancora a parlare di definizione dello standard per l’ossigeno di riferimento da concordare con l’Ente di controllo e da realizzare entro il 2017, mentre già esistono standard generali per gli impianti di combustione: basterebbe applicare quelli all’impianto di agglomerazione per evitare tutti i possibili “smanettamenti” per diluire la concentrazione degli inquinanti nei fumi (stiamo parlando di diossina!).

Ø Non v’è traccia di provvedimenti avverso le emissioni diffuse e fuggitive.

e)     Acciaieria

Ø    I provvedimenti adottati sono insufficienti, visto che gli stessi esperti scrivono: “si chiede di valutare, almeno in prospettiva, una modifica dei procedimenti gestionali ecc., ecc, per la minimizzazione del fenomeno di slopping e delle sue conseguenze”.

f)     Relazioni

Ø    Prima le relazioni trimestrali del Gestore venivano “vivisezionate” dal Garante che riceveva e valorizzava le segnalazioni del “pubblico interessato”. Perché ora nessuno fa quello che faceva il Garante?

g)    Abbattimento emissioni

Ø    Dov’è la nuova stima delle emissioni diffuse richiesta dalla Commissione IPPC con il già citato PIC del 30.6.2013?.

 

1.2 – Interventi operativi

a), b), d), e), f), g) Non risulta che siano state effettuate verifiche in campo sulle prescrizioni attuate e sull’efficacia dei provvedimenti adottati. In particolare risulta ancora generico l’impegno sulla minimizzazione dell’uso delle torce.

c)   Capacità produttiva

La capacità produttiva non è definita in quanto dovrebbe far capo alla “visione di futuro dello stabilimento” che è nel limbo. Inoltre andrebbero meglio precisati i sottoprodotti di cui autorizzare l’utilizzo e i rifiuti non pericolosi da recuperare.

h)    Dismissione

Di rilievo la proposta aggiuntiva sulle emissioni diffuse la cui realizzazione, però, è affidata, utopisticamente, al Piano di azione nell’ambito del SGA.

1.3 – Monitoraggio delle emissioni in atmosfera

Ø    Valutazione delle emissioni diffuse

Siamo ancora ai primissimi passi. E’ sempre di attualità la nostra vecchia proposta sulla utilizzazione, non gratuita, di tecnologie, attrezzature e mezzi in dotazione al CESI di Piacenza (ex ENEL). Personale specializzatissimo “misura” la qualità dell’aria su uno stabilimento puntando sulla “cappa” che lo sovrasta (sull’Ilva è visibile anche ad occhio nudo) un cannone laser asservito a un laboratorio scientifico mobile.

Ø    Monitoraggio emissioni visibili in cokeria

Non si conosce la valutazione dell’ente di controllo su questa prescrizione e sulle successive.

Ø    Monitoraggio alle caricatrici e al perimetro

Si stanno sperimentando soluzioni: visti i precedenti, è lecito chiedersi se esistono difficoltà oggettive o si …… mena il can per l’aia.

 

1.4 - Monitoraggio dell’impatto sulla qualità dell’aria e nell’ambiente

Vale quanto già osservato nel precedente punto 1.3

 

2         Comparto idrico

2.1  Interventi e procedure operativi per il contenimento dell’inquinamento da acque di scarico e dello sfruttamento della risorsa idrica

A)      Descrizione della situazione come risulta dall’AIA 2011

Gli esperti non rilevano che il prelievo di 150.000 mc/h di acqua di mare non è stato mai sottoposto a valutazione di impatto ambientale prevista per legge per prelievi superiori a 3.500 mc/h. Non è stato mai effettuato il confronto qualitativo e quantitativo tra il prelievo da Mar Piccolo e gli scarichi a Mar Grande che evidenzierebbe le enormi quantità in assoluto degli inquinanti riversati in Mar Grande pur in presenza di concentrazioni che risultano “a norma” per l’abnorme diluizione consentita da cavilli normativi. Per neutralizzare tali cavilli, abbiamo più volte chiesto alle Istituzioni, finora senza fortuna, di fare propria la linea tracciata dal Consiglio di Stato nella sentenza 4648/2005, specifica per gli scarichi a mare di Ilva Taranto, che stabilisce di effettuare i controlli degli scarichi delle acque a valle dei singoli impianti e non solo sugli stramazzi a mare com’è attualmente.

Se si confronta, poi, il totale dei consumi di acqua attribuiti ai singoli impianti con il totale degli scarichi a mare si rileva che manca all’appello un’enorme quantità di acqua che non si sa dove sia andata a finire.

In definitiva, la descrizione fatta dagli esperti sulla situazione come risulta dall’AIA 2011 non fa altro che fotografare il nulla di quell’AIA quanto a contenimento dell’inquinamento delle acque. Purtroppo il disastro permane anche perché ancora non vi è notizia sulle prescrizioni che dovrebbero far parte della 2^ fase dell’AIA 2012. ancora latitante.

B)      Situazione attuale

Gli esperti elencano una lunga serie di “inadempienze o necessità di ridiscussione“. Esse sconfessano clamorosamente le “esigue” cifre messe in giro, come sufficienti per la cosiddetta ambientalizzazione, da quanti hanno interesse a non esporre le reali necessità di uno stabilimento che per oltre 50 anni ha ignorato i problemi dell’inquinamento delle acque, con l’implicita “copertura” delle Istituzioni preposte ai controlli.

C)      Misure e attività

Tenendo conto di quanto rilevato, gli esperti indicano una proposta operativa pesantissima per la vastità dell’area e per l’impegno impiantistico ed economico, su cui non viene azzardato nessun numero per costi e tempi di realizzazione.

Solo per le acque meteoriche vengono ripresi i tempi indicati nelle prescrizioni in atto, e per i 4 sporgenti si indica la data di fine novembre 2013 per la progettazione degli impianti e 16 mesi per la realizzazione a partire dal rilascio delle autorizzazioni. E’ appena il caso di annotare che il piano direttore delle acque della Regione Puglia è in vigore da anni.

2.2  Interventi per il contenimento dei consumi idrici

Fotografata la totale anarchia presente, gli esperti sottolineano l’urgenza degli accordi da stipulare con la Regione Puglia: visti i precedenti, anche in questo caso non si tratta di soluzioni pronte dietro la porta.

 

3         Gestione dei residui, dei rifiuti e dei sottoprodotti

3.1 – Produzione dei residui

Sulle polveri dagli elettrofiltri dell’agglomerato viene indicata solo la concentrazione di 0,101 Kg/tonn. Farebbe più effetto se si parlasse delle tonn/anno di polvere impregnata di diossina da smaltire ogni anno. Dal 2010 vengono smaltite all’esterno e nessuno indaga a fondo per sapere dove e come sono state occultate tutte le tonnellate precedenti.

3.2 – Gestione dei rifiuti

Lo smaltimento dei rifiuti generati dal processo siderurgico è un grosso problema per le enormi quantità in gioco, destinato ad aggravarsi man mano che si riempiranno i siti disponibili qui intorno. Basti pensare che dei milioni di tonnellate/anno di prodotti che arrivano a Taranto per il siderurgico, circa la metà viene rispedito come acciaio solido e l’altra metà resta sul territorio come residui, rifiuti ed emissioni in atmosfera.

3.3 – Prescrizioni dell’AIA 2011

Non v’è traccia del monitoraggio conoscitivo dell’acqua di falda. Non v’è traccia di piani di ripristino ambientale che garantiscano il recupero dell’area una volta cessata l’attività produttiva. La svolta può essere solo la consegna all’Autorità Pubblica di fideiussioni ad hoc, per un sito altrimenti destinato ad essere “irrecuperabile”.

3.4 – Indicazioni delle BAT

Anche sul tema dei rifiuti l’AIA 2011 è molto carente. Inoltre sono trascorsi i termini per l’emanazione del decreto del Ministro con cui si individuano le modalità di gestione e smaltimento rifiuti incluso le misure di compensazione ambientale per i Comuni interessati. A inadempienza si aggiunge inadempienza.

4         Messa in sicurezza e bonifica

Il decreto del Ministro sulla messa in sicurezza e bonifica è del 2000 e si è fatta solo la caratterizzazione validata da ARPA Puglia tranne il top soil. Non è stata indagata l’area dei parchi primari. Lì dove si è fatta la caratterizzazione tutto quello di brutto che si è trovato è di provenienza Ilva. E’ assolutamente necessario completare la caratterizzazione e progettare e realizzare gli interventi da coordinare con quelli del Comune, ma non c’è uno briciolo di concretezza visto che non v’è traccia di risorse e tempistica.

5         Interventi per la realizzazione di condizioni di sicurezza

Riteniamo opportuno richiamare l’attenzione del Comitato degli esperti e delle Istituzioni Pubbliche interessate alla sicurezza dello stabilimento Ilva sul seguente “tenuto conto”, su input del Ministero dell’interno, riportato a pag. 10/149 del Decreto del riesame del 26.10.2012: “Si richiamano nell’esecuzione delle prescrizioni AIA gli obblighi dell’Ilva circa l’adempimento delle procedure che attestino i requisiti di sicurezza degli ambienti di lavoro, anche per gli aspetti antincendio e le procedure per l’applicazione delle normative sui rischi di incidente rilevante.”

5.1 – Rischi di incidenti rilevanti

Si registrano ritardi e lacunosità nell’aggiornamento del Rapporto di Sicurezza, emersi anche nel recente incontro in Prefettura con le associazioni ambientaliste che hanno richiesto approfondimenti nelle iniziative per la prevenzione di incidenti rilevanti e nell’analisi di eventi di rilevanza ambientale. Deve essere aggiornato anche il Piano di emergenza interno; va verificata anche la conformità del Sistema di Gestione per la prevenzione degli incidenti rilevanti e quella del Sistema di Gestione della salute e sicurezza dei lavoratori in cui dovranno svolgere un ruolo importante le rappresentanze dei lavoratori.

5.2 – Attività di prevenzione incendi

Lo stabilimento è da tempo immemorabile privo di Certificato di prevenzione incendi: un forno di panificio trovato in queste condizioni verrebbe chiuso immediatamente.

5.3 – Adozione di un Sistema di Gestione Ambientale

Come già detto, gli esperti ignorano che nelle AIA 2011 e 2012 l’Ilva è stata premiata con un anno in più di durata dell’AIA perché in possesso di un SGA. Noi abbiamo contestato invano questo “premio” per la incredibile ragione che il sistema certificato presentato escludeva l’area a caldo e riguardava solo treni di laminazione e tubifici. Ora si fa tutto, sul serio, pare.

 

6         Interventi strutturali per il contenimento nel consumo energetico, l’uso ottimale dell’energia, il recupero energetico.

Viene richiesta la revisione generale della pianificazione energetica dello stabilimento, per tutte le società in esso operanti, pur dotate di AIA distinte, attraverso la predisposizione del bilancio energetico. Anche questo era stato richiesto invano durante il procedimento della prima AIA. Anche su questo tema non si parla di costi e tempi.

 

 

IV – SPECIFICHE MISURE DI TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA

 

1.     Quadro di riferimento

Necessita predisporre il Piano di Monitoraggio sanitario al fine di poter valutare il danno sanitario come è fissato con legge regionale. Gli esperti, per ovvie ragioni, non intervengono nella controversia in corso tra Regione/ARPA Puglia e Ministri dell’ambiente e della salute il cui intervento rinvia di parecchi anni la valutazione del danno sanitario, purtroppo in atto da tempo.

2.     Il piano Ilva sulla prescrizione 93 e le osservazioni delle Istituzioni

Non avendo competenze specifiche in campo sanitario, ci asteniamo dal formulare osservazioni ed esprimiamo la nostra più completa fiducia nei confronti di ARPA Puglia che ha dimostrato, con i fatti, il rigore scientifico del proprio operato e la comprensione e vicinanza alle esigenze sanitarie dei cittadini.

3.     Proposte di ulteriori misure di tutela sanitaria

Riteniamo che necessiti l’immediato adeguamento delle strutture sanitarie di Taranto ai bisogni della salute della popolazione, senza attendere le sicure conferme dei dati dei monitoraggi ambientali e dei dati sanitari.

Un banale refuso codifica come 5.1 e 5.2 anziché 3.1 e 3.2 i paragrafi relativi a “Il Biomonitoraggio” e “Attività di prevenzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

Ci auguriamo che all’impegno profuso dagli esperti su questi due importantissimi temi corrisponda altrettanta determinazione realizzativa da parte dell’azienda e delle Istituzioni Pubbliche interessate. Noi riteniamo che un importantissimo compito spetta anche alle rappresentanze sindacali che dovranno cogliere l’occasione dell’aggiornamento delle procedure e delle modifiche strutturali da introdurre nello stabilimento per riaffermare il proprio ruolo in difesa dei lavoratori, riconquistandone la completa fiducia.

 

V – INNOVAZIONI TECNOLOGICHE

Gli esperti esprimono grande fiducia nel miglioramento della compatibilità ambientale ottenibile operando su materie prime, processi e tecnologie. Essi indicano singoli specifici percorsi, con una inespressa sfiducia nella possibilità di “redimere” completamente la cokeria. La loro proposta di piano è, però, priva della “visione del futuro dello stabilimento” comprensibilmente non a loro dovuta. Con onestà intellettuale essi dicono che serve una riflessione di prospettiva sia da parte del decisore politico sia della conduzione aziendale. E questo, allo stato attuale, è impossibile. Al “decisore politico” spetta definire solo le linee strategiche di politica industriale del Paese e la “conduzione aziendale” non dispone delle risorse né possiede la necessaria imprenditorialità. Per intenderci, qui e oggi servirebbe un Mattei o un Beneduce o un Olivetti.

 

VI – COPERTURA FINANZIARIA DELLE OPERE

Questa è, forse, la parte più debole del piano: gli interventi strutturali proposti non sono valutati economicamente; su interi settori, ad esempio il comparto delle acque, mancano le indicazioni di interventi strutturali. Eppure, una volta approvato dal Ministro dell’ambiente, il Piano di tutela ambientale e sanitaria sarà la base per la programmazione tecnologica che verrà elaborata dal Commissario straordinario, a partire dal Piano industriale che però deve essere approvato dal Ministro dello sviluppo economico. E’ costui l’imprenditore con le risorse che necessitano per l’oggi e il domani?

Gli esperti chiedono che “venga predisposto da ora, entro un mese dall’adozione del

presente piano (NdR: di tutela ambientale e sanitaria), un’analisi dei costi degli interventi già definiti ovvero una stima per quelli non ancora giunti ad una definizione conclusiva, per l’attuazione di ciascuna delle misure ancora da attuare a completamento dell’AIA, nonché per ciascuna delle misure aggiunte dal presente Piano”, con l’eventuale integrazione per gli interventi principali indicati in queste nostre “Osservazioni”. Con tempi così stretti e con tante indicazioni indefinite, si rischia di ripetere l’errore commesso nell’AIA 2011 e nell’AIA 2012 varate senza una seria valutazione di contenuti, tempi e costi. Servirebbe, invece, avviare, in parallelo ai provvedimenti di emergenza, un rigoroso Master Plan “benedetto” e sostenuto da “quell’imprenditore che non c’è”, ancora.

 

VII – LA COMUNICAZIONE E LA PARTECIPAZIONE

E’ singolare come il Comitato degli esperti non citi nessuno dei documenti presentati dal “pubblico interessato” durante i procedimenti di AIA 2011 e AIA 2012. Gli esperti ne ignoravano l’esistenza? Il Ministero dell’ambiente non li ha forniti?

Ora gli esperti danno molta importanza al coinvolgimento della popolazione. Suggeriscono un sito web dedicato alle azioni di risanamento e di indagine sanitaria ed un forum delle “osservazioni”. Chi, come e quando sarà realizzato tutto questo?

 

                                                              

Avv. Raffaella Cavalchini (Presidente Ass.ne Impatto Zero) rcavalchini@hotmail.com

Arch. Giuseppe Todaro (Presidente Ass.ne Italia Nostra) giustodaro@virgilio.it

Ing. Biagio De Marzo (Tecnico) biagiodemarzo@alice.it